Domenica 21 settembre e domenica 28, nella Chiesa parrocchiale di Santa Rita di Mestre si sono tenuti i concerti inaugurali del nuovo Grande Organo, il primo concerto tenuto a battesimo dal grandissimo interprete e compositore Lionel Rogg con musiche di Bach, Buxtehude, Franck, Max reger, Olivier Messiaen e lo stesso Rogg.
Perchè ho voluto fare un post su questo evento? Perchè questo organo, oltre ad essere uno dei più grandi d'Italia, esso ha anche una storia straordinaria.
5000 canne, tre manuali, 96 registri, dal “corno di notte” al “nazardo”, dal “salicionale” al “flauto conico”, dalla “viola da gamba” alla “tuba mirabilis”, dal “bordone forte” al “silvestre”... Lo strumento ideale per i repertori che spaziano dal 1500 ai giorni nostri.
Si è praticamente realizzato il progetto di un sognatore. Don Gianfranco Gomiero, parroco di S. Rita nonché responsbile del settore Musica e Canto dell'Ufficio liturgico diocesano, membro della Commissione musicale dell'Ufficio liturgico nazionale, già docente al Coperlim e collaboratore di riviste del settore, è riuscito a portare in città uno strumento capace di richiamare i maggiori nomi internazionali della musica organistica. Perché un violinista o un pianista possono suonare ovunque; un organista va dove ci sono gli organi migliori. E Mestre, in questo modo, entra nel circuito internazionale dei cultori del genere. Di più: potrà favorire la nascita di nuovi talenti.
Dalla Basilica di S. Marco. Avrebbe voluto, don Gomiero, far costruire un organo ex novo con caratteristiche simili, in vista del Giulibeo del 2000. E' riuscito a fare ancora meglio, forse... facendoselo in casa. La storia di quest'organo, infatti, è tutta da raccontare. L'anima è costituita da uno strumento realizzato dalla ditta Tamburini di Crema per la cattedrale di S. Marco a Venezia nel 1957, dono alla Basilica dell'allora Primo Procuratore Vittorio Cini. Un organo smantellato nel 1994 e finito in un deposito a Selvino di Bergamo, destinato probabilmente alla distruzione, perché la chiesa che doveva utilizzarlo non era grande abbastanza. Recuperatolo, il parroco di S. Rita ne ha tentato un primo restauro, «disastroso e pagato caramente».
Fatto in casa. La storia dell'attuale strumento si può dire cominci allora, quando nel 2004 cominciano a lavorare attorno a canne e somieri non premiate ditte organarie ma un gruppetto di volontari, che nella vita fa tutt'altro: Rino Fiorin, pensionato, Marco Marchiori, studente di ingegneria meccanica, e Roberto Scarpa Meylougan, organista, oltre al parroco, naturalmente. Demoliscono quasi tutto e ricominciano da capo, restaurando il materiale e riposizionandolo nella cantoria sopra l'entrata della chiesa, con l'aiuto dell'arch. A. Albertini e del falegname mestrino Giuseppe Vianello. Una stanza del patronato diventa il loro laboratorio. Morello, dell'omonimo negozio, fornisce e copre tutte le spese di utensileria e ferramenta, Fernando Rossignoli fornisce tutto il materiale gommoso e plastico, la ditta Gallo di Zeminiana (PD) esegue l'impianto elettrico. Altri volontari danno il loro contributo: Paola Fiorin, Umberto Vavasori, Luigi Chinellato, Giorgio Porri, Antonio Bernardi.
Poco interesse e partecipazione. E' alla fine la ditta Pizzo e Brasson di Albignasego che costruisce altri somieri, mantici e soprattutto si occupa, per ore e ore, dell'intonazione e dell'accordatura dello strumento, diventato nel frattempo maestoso. I materiali sonori occupano lo spazio di una villetta a due piani di un centinaio di metriquadri. In sei anni di fatiche e 450 mila euro di spesa si è ottenuto un organo del valore di oltre 850 mila euro. Unico rammarico da parte di don Gomiero: i mancati contributi alla realizzazione dell'opera, se non del Comune (e qualcosa dalla Fondazione Carive e dalla Fondazione Cini); e lo scarso interesse che ha riscosso a livello cittadino e istituzionale. Ora il Grande Organo di S. Rita che alle spalle ha l'associazione omonima che cura la sua promozione e manutenzione, si farà sentire, richiamando gli appassionati, gli amanti della musica - quella sacra in particolare - e chi magari, approfittando dell'occasione, vuole iniziare ad accostarsi alla magia di uno strumento così grande e comple